Chi non ha mai sognato di battere un personaggio famoso, o un proprio idolo, guadagnando fama e notorietà? Magari non proprio tutti noi, ma diciamoci la verità, a chi non farebbe piacere!
Immaginiamo, ad esempio, di essere ad un classico party americano (quelli dei film per intenderci) e di trovarci nel bel mezzo di una sfida a Beer Pong contro una stella del basket come Stephen Curry, noto per la sua abilità al tiro.
Cosa potremmo escogitare per batterlo e diventare gli idoli della serata?
Innanzitutto, per chi magari non ha idea di cosa si stia parlando, cerchiamo di spiegare chi e cosa siano Stephen Curry ed il Beer Pong.
Il Beer Pong si può definire come un gioco di società in cui un certo numero di giocatori si sfida utilizzando, come campo, un tavolo simile a quelli utilizzati nelle partite di ping pong. Lo scopo di ogni giocatore è di centrare con una pallina il bicchiere dell’avversario colmo di birra.
Generalmente il numero di bicchieri varia da 6 a 10 e le dosi di birra da utilizzare stanno a discrezione dei giocatori. Le regole del gioco sono aperte alle più svariate interpretazioni, é lecita qualsiasi tipologia di birra e per i più temerari sono concesse anche bevande maggiormente alcoliche. L’unica regola fissa, che ogni giocatore deve rispettare, obbliga colui che subisce il canestro nel proprio bicchiere a bere.
Alla fine del gioco vince chi fa canestro per primo in tutti i bicchieri della squadra avversaria.
Passiamo ora a Stephen Curry, uno dei giocatori di basket più famosi del mondo, professionista nella lega americana dell’NBA.
Curry ha la fama di essere uno dei migliori giocatori in attività e con la sua squadra, i Golden State Warriors, si è laureato campione NBA per ben tre volte . La caratteristica tecnica considerata ormai il suo marchio di fabbrica è sicuramente il tiro da tre punti, abilità in cui risulta essere uno dei più grandi specialisti della storia, se non il più grande.
Prima di inoltrarci nella nostra analisi facciamo un breve ripasso delle regole principali del basket NBA, per chi non fosse informato in materia.
Il numero di giocatori che possono scendere contemporaneamente in campo per squadra è 5, nei ruoli di Playmaker (PG), Guardia Tiratrice (SG), Ala Piccola (SF), Ala Grande (PF) e Centro (C). Le partite sono composte da quattro quarti da 12 minuti l’uno, ogni squadra ha 24 secondi per completare la fase offensiva e la vincente è quella che al termine ha realizzato il maggior numero di punti.
I punti vengono assegnati nel seguente modo:
1 punto: viene assegnato per ogni canestro effettuato con un tiro libero (generalmente causato da un fallo su tiro, ma anche dovuta ad altre situazioni).
2 punti: canestro effettuato all’interno dell’area delimitata dalla linea da 3 punti.
3 punti: tiro segnato all’esterno della area dei 3 punti con entrambi i piedi che non toccano la linea.
In questo contesto a cosa può essere dovuta la nascita di un tipo di giocatore come Stephen Curry?
Sicuramente una delle cause che ha portato nel mondo del basket un giocatore del genere è dovuta all’evoluzione, nel corso degli ultimi anni, del gioco stesso.
Se guardiamo il grafico sottostante (Figura 1), si può subito notare come ogni squadra abbia incrementato di molto il numero di tentativi da 3 punti rispetto ai primi anni ’90. Il caso più eclatante è quello rappresentato dalla squadra americana degli Houston Rockets, passata da 5 tentativi medi a partita a 42 nel corso degli ultimi trent’anni.
Figura 1: Serie storiche dei tentativi da 3 punti per squadra. Un primo incremento negli anni dal ‘95 al ’97 è stato causato dall’avvicinamento della linea dei tre punti, poi tornata alla distanza di 7.25 metri a partire dal 98’
Al giorno d’oggi viene ritenuto maggiormente efficace dagli allenatori NBA un gioco incentrato sulla capacità dei giocatori di poter allargare gli spazi mediante una buona abilità in questo fondamentale, rendendo il ritmo delle squadre più veloce e facilitando la riuscita di contropiedi efficaci.
A pagarne le spese è stato sicuramente il tiro da 2 punti, di cui si è mano a mano ridotto l’utilizzo.
Analizzando nel grafico seguente (Figura 2) l’indice dato dal rapporto tentativi 3pt / tentativi 2pt , possiamo vedere come per la maggior parte delle squadre tale valore abbia raggiunto il massimo nel corso della passata stagione. Ancora una volta risulta eclatante il caso degli Houston Rockets; questi sono stati, nel 2018, la prima squadra a tentare più tiri da 3 punti di quelli da 2 punti della storia del basket.
Figura 2: Rapporto tentativi 3pt/2pt per squadra e anno.
Cofrontando poi i valori attuali con quelli di appena 8 anni fa, il cambiamento risulta ancora più evidente.
La tendenza a preferire soluzioni dalla lunga distanza ha portato inoltre alla metamorfosi dei ruoli di ala grande a centro, storicamente i giocatori più alti e fisici delle singole squadre. Se un tempo questi dovevano essere efficaci principalmente solo dentro l’area, al giorno d’oggi devono anche essere affidabili tiratori.
Figura 3: Percentuale dei tentativi da 3 punti sul totale per partita.
La Figura 3 mostra come sempre più una buona percentuale dei tentativi dalla lunga distanza arrivino dalle suddette categorie di giocatori. Scegliendo la stagione 2018 si può notare come le Ali Grandi abbiano tentato più conclusioni delle Ali Piccole, cosa abbastanza stupefacente se paragonata alle stagioni passate.
Le grandi abilità balistiche di Stephen Curry lo rendono un giocatore perfetto in questo contesto e un problema costante per le difese avversarie.
Per rendere l’idea delle sue qualità di tiratore abbiamo selezionato i giocatori che nel corso della loro carriera hanno fatto un utilizzo maggiore del tiro da 3 punti. Nel grafico sottostante (Figura 4) si vede come, tra questi, sia uno dei cestisti con le percentuali di realizzazione più alte nel fondamentale sopra citato ed in quello dei Tiri Liberi; le due variabili considerate più significative dagli esperti per quantificare la precisione al tiro di un giocatore.
Figura 4: Percentuale da tre punti e ai tiri liberi in carriera.
Partiamo ora dal presupposto che venga logico pensare che fare canestro in un campo NBA sia di gran lunga più difficile che centrare un bicchiere da Beer Pong data la dimensione del campo, la pesantezza della palla e la distanza con cui si tira a canestro. Vedendo le percentuali realizzative tenute in carriera da Stephen Curry, quale potrebbe essere una valida soluzione per batterlo in un gioco in cui sembrerebbe quasi imbattibile?
Un metodo affidabile è sicuramente quello di cercare di compromettere le sue pretazioni attravero la scelta di una birra con una gradazione alcolica abbastanza elevata. Per questo motivo abbiamo analizzato poco più di 1400 tipologie di birre vendute negli stati americani, individuando quattro macro gruppi che ne mettessero in relazione il tasso alcolico e il grado di amarezza (indice Ibu), visualizzabili nel grafico seguente (Figura 5).
Figura 5: Suddivisione delle birre vendute in America in 4 macro gruppi per tasso alcolico e grado di amarezza.
Si può vedere dalla densità dei punti nel gruppo verde come la maggior parte delle birre in commercio abbia un tasso alcolico ed un indice Ibu relativamente basso. È importante specificare che quest’ultimo valore sia soltanto una stima del grado di amarezza e perciò una misura approssimativa.
Nella scelta del tipo di birra più adatto al nostro intento, abbiamo provato a venire incontro alle possibili preferenze di Stephen Curry, cercando di immaginarne i gusti e concentrandoci, perciò, sulle bevande vendute nello stato dell’ Ohio (OH), di cui è nativo il giocatore.
A questo punto ci siamo chiesti: preferirà una bevanda dal gusto più dolce o una dal sapore più amaro?
Per rispondere a questa domanda abbiamo rappresentato in Figura 6 i valori medi degli indici Ibu delle birre vendute in ogni stato, specificandone il numero di tipologie in commercio. Siccome la media in questo caso non è un indice molto robusto, essendoci bevande con un grado di amarezza molto elevato, abbiamo aggiunto per ogni territorio il gusto di quelle più vendute.
Figura 6: Media per stato dell’indice IBU di alcune delle tipologie di birre vendute.
Ipotizzando che nei territori in cui si vendano birre mediamente più forti vengano preferite quest’ultime a quelle dal retrogusto più dolce, si può notare come nello stato a noi oggetto di interesse le preferenze ricadano su delle bevande amare.
In conclusione, per ottenere il risultato da noi voluto, abbiamo scelto una Seventh Son Hopped Red Ale con tasso alcolico dello 0.077 e un indice Ibu pari a 40. Tale soluzione non garantisce una vittoria assicurata, ma sicuramente ne aumenterebbe le probabilità a patto che Stephen Curry non si rivelasse anche (al contrario di ogni aspettativa) un grande bevitore di birra.
Un lavoro di Andrea Caciolo & Nicolo' Ghioldi